Alta l’adesione degli infermieri allo sciopero del 23 febbraio

Alta l’adesione degli infermieri allo sciopero del 23 febbraio

 

Quello proclamato per venerdì 23 febbraio, sarà il primo sciopero indetto dalle due organizzazioni sindacali di categoria degli infermieri, Nursind e Nursing up. Sono oltre 6mila gli iscritti pronti a manifestare in Piazza Santi Apostoli a Roma. Gli infermieri rivendicano condizioni di lavoro più dignitose, anche a tutela del malato, ed un contratto confacente alla complessità della propria funzione.

Dopo 9 anni di blocco contrattuale ci ritroviamo di fronte a una proposta addirittura peggiorativa rispetto alla precedente: un copia-incolla del contratto del secolo scorso, in cui vengono riproposte le stesse indennità, senza tener conto dei cambiamenti avvenuti in questi anni. Non accettiamo elemosine di 85 euro lorde. L’accordo siglato dai Confederali CGIL, CISL e UIL a ridosso del referendum del 4 novembre del 2016, penalizza tutti i lavoratori della sanità, soprattutto i professionisti sanitari laureati a cui il sistema sanitario sta chiedendo sempre di più, senza un adeguato corrispettivo valore retributivo. Chiediamo il riconoscimento del ruolo infermieristico e delle sue competenze specialistiche, la revisione completa del sistema indennitario, la possibilità desercitare la libera professione, mentre ci propongono: deroghe circa il diritto al riposo giornaliero e aumento dell’orario settimanale fino a 48 ore anche per 12 mesi. Siamo cittadini con una vita sociale che svolgono una professione al servizio degli altri. Proprio per questo motivo non abbiamo fretta di arrivare ad un contratto qualsiasi, ma vogliamo, con calma, un contratto che ci tuteli”. Anche la Federazione Nazionale ha dichiarato apertamente il proprio appoggio allo sciopero degli infermieri del 23 febbraio, proclamato da NurSind e NurSing up.

Gli infermieri rassicurano la cittadinanza riguardo la garanzia delle cure urgenti e indispensabili. Questo importante sacrificio, come infermieri ed utenti lo dobbiamo sopportare per poter avere una Sanità che non venga trasformata in un’azienda che produce salute in quantità, a scapito della qualità.

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